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Camminando distrattamente sono inciampato in una nuvola di armonia:
il sole di Fudenji


di Claudio Devezzi


E' difficile poter raccontare cos'ha significato per me il monastero di Fudenji (Centro Zen Soto), sicuramente, all'inizio, vedendo il Tempio si ha il senso dell'esilio; un esilio dalla nostra vita quotidiana, dal lavoro, dalle nostre paure. Ma quando mi sono trovato immerso in quel silenzio, ho capito che dovevo immergervi anche lo spirito, la mia anima, facendo uscire allo scoperto tutte le mie ansie, me stesso. Da quando ti alzi all'alba, alla prima seduta di Zazen (meditazione seduta o contemplazione), al Kinhin (meditazione camminata) al Samu (lavoro), fino a coricarti la sera al tramonto, in ogni piccola azione della tua giornata riesci ad essere pienamente presente, a vivere intensamente e con gioia ogni momento, apprezzando e dando un valore enorme anche a quel semplicissimo riso che ti viene servito come pasto. Durante il corso della giornata, la pratica dello Zazen, ti riporta a te stesso e ti aiuta a vederti con occhi più sinceri ed onesti, trasmettendoti quella serenità che ormai nella nostra vita quotidiana abbiamo perso; che cosa meravigliosa ritrovarsi da soli in quel magico silenzio! Fudenji non è la soluzione ai nostri quesiti, non è la risposta che cercavamo, non è il rifugio sicuro da un mondo con cui siamo in conflitto. Solo se sei in armonia con gli altri potrai ritrovare la forza di riscoprirti, ed è questo il lavoro più duro, perchè nessuno ti offre delle soluzioni, le risposte sono dentro di noi. Il Maestro ti indica la Via, ma l'insegnamento devi coglierlo da solo, in ogni momento, in ogni suono, in ogni sgaurdo. E' in gesti semplici che si nasconde l'essenza del vivere: era un momento di pausa, ero seduto accanto al Maestro (F.Taiten Guareschi abate del Tempio Zen Soto Shobozan Fudenji) e non ho potuto fare a meno di osservare il modo in cui stava mangiando un pezzo di torta, quasi fosse qualcosa di estremamente prezioso, ne spezzava piccoli pezzetti che portava alla bocca, senza dover mai mordere direttamente la fetta, quasi fosse un gesto troppo scomposto, inadeguato. Alla fine ha riunito tutte le briciole che erano rimaste raggruppandole accuratamente in piccoli bocconcini, facendo in modo che nulla andasse sprecato. Questo è il suo insegnamento, la nostra vita è quel piccolo pezzo di torta, del quale bisogna assaporare ogni briciola senza sciupare nulla, senza lasciare che niente vada perduto. Solo allora potremmo dire di aver gustato pienamente il senso più intimo della vita stessa. Infinite sono le sensazioni provate e rimane molto difficile trasmetterne la vera natura. Sperando che quel poco che ho narrato sia stato significativo, quale modo migliore che chiudere con le parole del Maestro Guareschi ,dette durante la conferenza in Salsomaggiore, sul significato dello Zazen : " Lo Zazen è forma implicita di chi lo vive, non esterna. E' una calma profonda e una viva vigilanza. Non è un isolamento, ma un controllo della mente attraverso il corpo. Lo spirito si forma attraverso l'allenamento del corpo, sugli atti della postura e attraverso la respirazione si ha una trasformazione ed un cambiamento dello stato mentale." Il giorno dopo con il Maestro Paolo Spongia facevamo ritorno a casa portando con noi qualcosa di meraviglioso.

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